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Non so chi tu sia.
Forse non sei mai esistita.
Forse ti ho costruita
con i cocci delle mie mancanze,
come fanno i bambini
quando danno un nome al buio
per avere meno paura.
Non hai un volto.
Hai soltanto la forma
di tutto ciò che ho perduto
prima ancora di averlo.
Arrivi ogni notte.
Puntuale.
Quando il silenzio si siede sul bordo del letto
e perfino la luna
ha smesso di fingere
che il mondo abbia un senso.
Forse il mondo non esiste.
Ti siedi accanto a me.
Non dici quasi niente.
Non serve.
Conosci a memoria
le crepe della mia testa,
gli angoli dove nascondo
la rabbia,
la vergogna,
la tenerezza che mi ostino a chiamare cinismo.
A volte mi accarezzi.
A volte mi scortichi.
È lo stesso gesto,
cambia soltanto
la profondità della ferita.
Per anni ho creduto
che fossi una donna.
Mi sbagliavo.
Eri il nome
che davo alle mie assenze,
la faccia inventata
dei miei fallimenti,
la scusa perfetta
per non guardarmi allo specchio.
Sei il diavolo?
No.
Il diavolo è un mestiere troppo facile.
Tu sei peggio.
Sei quella parte di me
che continua a fare domande
quando io vorrei soltanto dormire.
Adesso lo so.
Non sei mai stata fuori.
Sei sempre rimasta qui,
tra un ricordo che marcisce
e una speranza
che continua ostinatamente
a non morire.
Non ti amerò.
Non ti odierò.
Sarebbe comunque
un modo per tenerti viva.
Ti porterò addosso
come si porta una cicatrice.
Senza più vergognarmene.
Perché tu non sei una donna.
Sei il rumore
che fa la mia anima
quando resta sola.
E quando un giorno
non avrò più niente da scrivere,
non sarà perché ti avrò dimenticata.
Sarà perché,
finalmente,
avrai smesso
di parlare.
G.L. - 2021